giovedì 24 settembre 2009

Pearl Jam - Backspacer

C'erano una volta i Nirvana e c'era una volta il Grunge. Camice a quadri, jeans strappati e Converse luride erano segni distintivi di una generazione confusa e fragile, figlia di una società che li voleva tutti omologati. Seattle era il centro del mondo e i disocografici battevano tutti i locali della zona per trovare nuove band da lanciare nella mischia. Da quel calderone, uscirono molte band che, Nirvana a parte, tutt'oggi fanno sentire il loro eco nella musica rock: Soundgarden, Alice in Chains e Pearl Jam. Di questi, solo la band di Vedder è sopravvisuta. Gli Alice, dopo la morte di Stanley si sciolsero, per poi tornare nel 2009 con un nuovo cantante e i Soundgarden seguirono la stessa scia (ma per desiderio solista di Cornell).
I pearl jam rappresentano quindi l'ultima grande band del Grunge, sopravvissuta agli anni e pressoché restata identica nella formazione.
Oggi, nel 2009 tornano con un nuovo disco, Backspacer, a distanza di tre anni dal suo predecessore.
Il disco si apre con gonna see my friend, pezzo rock con un intro che ricorda il sound di Chuck Berry, ma che poi si sviluppa su toni più aggressivi. La voce di Eddie come sempre è poderosa e nel chorus diventa roca e graffiante, come solo lui sa fare.
Got some, anch'essa elettrica e veloce ha una bella grinta ed il suono classico, marchiato PJ. The fixer, è il singolo scelto per la promozione radiofonica. Ha una bella melodia, ma a mio parere è stato troppo ammorbidito per facilitarne il passaggio radiofonico.
La quarta traccia è Johnny Guitar un brano che non decolla mai e che per struttura melodica e compositiva, ricorda forse un troppo i precedenti e alla lunga annoia.
Andando ad ascoltare poi Just breathe la sesta traccia, scopriamo una piccola gemma nascosta. Il pezzo, scritto da Vedder è un gioiello acustico, sussurrato a voce tenue che sa trasportare, e molto. Il testo, molto bello, parla della bellezza delle piccole cose e di come spesso non sappiamo apprezzare quando abbiamo vicino qualcuno che amiamo. Ne riporto un piccolo passaggio:

Did I say that I need you?
Did I say that I want you?
Oh, if I didn’t now I’m a fool you see,..
No one knows this more than me.
As I come clean.




Amongst the wave, è una ballata elettrica ed ipnotica, che bene si intona con il suono generale dell'album. Segue unthought know, song molto bella ed anch'essa in bilico tra elettricità e melodia. Supersonic va via veloce, ed è uno di quei pezzi davvero cazzuti, che fanno battere il piede a tempo, al ritmo della batteria di Cameron. A tratti ricorda le belle atmosfere degli anni 90 e il solo di chitarra richiama ai Temple of the dog.
Speed of sound
è l'unico pezzo che davvero non mi è piaciuto del disco. Scivola via un po' noiosa.
La nona traccia, force of nature, e' un pezzo molto musicale e con un buon potenziale radiofonico. Ha una bella spinta ed un ritornello orecchiabile.
Alla fine, come da titolo, the end, un'altra ballata che Vedder canta con un'intensità notevole. Accompagnata da una chitarra appena accennata e da un bel tappeto di tastiere, fa venire tanta malinconia.

Tutto sommato di PJ regalano un buon disco, che si fa ascoltare. E' inutile fare paragoni col passato, quelli non li ho mai amati. Fare musica a vent'anni è un altra storia, rispetto a farla quando di anni ne hai 40 suonati e una famiglia alle spalle. La vita ti cambia, e di conseguenza cambia anche la musica. L'importante è essere sempre onesti, e proporre il meglio che si può dare. Se ci sono ancora cartucce da sparare, la buona musica verrà di conseguenza. Vedder e soci ancora tengono botta e sanno restare una spanna sopra le migliaia di band di ragazzini che infestano il panorama musicale.
Fanno del buon rock, suonato bene e cazzuto.
Non ci saranno grandi idee, ne tantomeno spunti nuovi, ma non è questo quello che conta.
L'importante è fare rock n roll.
D'altronde alla musica che suonavano loro a vent'anni, i ragazzi di adesso non ci si avvicinano neanche lontanamente.


Giovanni Ritacco

domenica 12 aprile 2009

I veri sciacalli

Dopo il terremoto, si è molto parlato degli sciacalli, gente senza scrupoli che approfittando di questa disgrazia fa razzie nella case crollate.
Ma io credo di averne visto una specie peggiore, o una loro evoluzione: i giornalisti.
O meglio i cattivi giornalisti.
Un evento come il terremoto è un'occasione unica per gente di questo tipo, figli di un cattivo giornalismo e di un voyersimo senza freni.
Io credo che però la colpa non sia esclusivamente la loro.
Il problema e che in questi anni la televisione sa proporre solo tematiche di questo tipo, strappalacrime e finto-buoniste.
E alla gente piacciono.
Non diamo le colpe solo ai giornalisti.
Perchè se loro fanno questi servizi, c'è anche un pubblico che li guarda...




video

sabato 11 aprile 2009

Terremoto: di chi le colpe?

Dopo il terremoto, l’Aquila non esiste più e le macerie sono l’unica cosa da vedere, in una città prima bellissima. Edifici crollati come tanti castelli di carte.
Se si escludono i vecchi palazzi del centro, che forse proprio per la loro età erano destinati a cadere, è scandaloso come edifici nuovi e costruiti con norme antisismiche (o almeno così è stato dichiarato) siano finiti giù in pochi secondi. Stesso discorso vale per l'ospedale di Coppito.
Capire il perchè di quanto accaduto sarà compito dei tecnici e di commissioni apposite, ma una panoramica sulla situazione e sulle normative può aiutare a districare la matassa.

La legislazione antisismica vigente è essenzialmente basata sull’apparato normativo costituito dalla legge 2 febbraio 1974, n. 64, recante Provvedimenti per le costruzioni con particolari prescrizioni per le zone sismiche. Tale normativa, ha stabilito il quadro di riferimento per le modalità di classificazione sismica del territorio nazionale, oltre che di redazione delle norme tecniche.
Successivamente, gli studi di carattere sismologico effettuati all’indomani del terremoto del Friuli Venezia Giulia del 1976 e di quello in Irpinia del 1980, hanno portato ad un notevole aumento delle conoscenze sulla sismicità del territorio nazionale ed hanno consentito la formulazione di una proposta di classificazione sismica presentata dal CNR al Governo, che ha costituito la classificazione sismica italiana fino all’emanazione dell’ ordinanza n. 3274 del 20 marzo 2003.
Tutto il territorio nazionale è stato classificato come sismico e suddiviso in 4 zone. Le prime tre zone della nuova classificazione corrispondono, dal punto di vista degli adempimenti previsti dalla legge del 1974, alle zone di sismicità alta, media e bassa.
La progettazione antisismica è obbligatoria nelle zone che hanno rischio 1,2,e 3.
L'Abruzzo, e in particolare la città dell'Aquila, sono stati valutati con un rischio sismico di 2.
(http://www.protezionecivile.it/cms/attach/editor/Classificazione2006_perRegione.pdf).

Molti degli edifici crollati a L'Aquila facevano riferimento alla normativa del 1974. Si presuppone quindi che all’epoca venne tenuto conto, durante la costruzione, di tale normativa.
In base a quanto stabilito dal legislatore di allora, ogni edificio doveva essere costruito con determinati criteri e modalità, facendo riferimento alla zona sismica. Tra le tante modalità di costruzione è ovviamente prevista quella in cemento armato, le cui componenti devono presentare caratteristiche di solidità tra gli elementi strutturali.

Come sono state quindi costruite molte delle case che ora sono crollate? Rispondevano a questi criteri?
Per molti edifici si parla di strutture in cemento armato, ma siamo sicuri che sia così?

Sarà certo cemento, ma sicuramente non è armato a dovere. Per capire meglio di cosa parliamo, vediamo nel dettaglio come è composto questo materiale.
Il cemento armato è costituito da calcestruzzo (miscela di cemento, acqua, sabbia e altri aggregati come la ghiaia) e barre di acciaio, che ne compongono l'armatura, annegate al suo interno e sagomate ed interconnesse tra loro.
Il cemento armato sfrutta l'unione di un materiale da costruzione poco costoso come il calcestruzzo, dotato di una notevole resistenza alla compressione,con l'acciaio, dotato di un'ottima resistenza a trazione. Quest'ultimo è utilizzato in barre (che possono essere lisce o ad aderenza migliorata con opportuni risalti) e viene annegato nel calcestruzzo nelle zone ove è necessario far fronte agli sforzi di trazione.
Come nelle zone sismiche appunto.
Tra i due materiali si forma così una sorta di collaborazione che si spiega tenendo presenti due punti fondamentali:

- Tra l'acciaio ed il calcestruzzo si manifesta un'aderenza che trasmette le tensioni dal calcestruzzo all'acciaio in esso annegato. Quest'ultimo, convenientemente disposto nella massa, collabora assorbendo essenzialmente gli sforzi di trazione, mentre il calcestruzzo assorbe quelli di compressione.
- I coefficienti di dilatazione termica dei due materiali sono sostanzialmente uguali.

Per aumentare l'aderenza tra i due materiali da qualche decennio al posto delle barre lisce di acciaio vengono utilizzate barre ad aderenza migliorata, cioè barre sulle quali sono presenti dei risalti.

In base a quanto visto, possiamo già evidenziare due grossi problemi. Sembra che in molte di quelle case crollate, nella miscela usata per il cemento armato sia stata usata acqua di mare e che le barre in acciaio siano del tipo "liscio", quindi meno resistente, e non "zigrinate" e quindi più adatte alle zone sismiche.
Paolo Buzzetti, presidente dell'Associazione nazionale costruttori edili, la mette così: "Se parliamo di sollecitazioni di grado e accelerazione pari a quelle registrate all'Aquila, il cemento armato, se fatto a regola d'arte, deve reggere. Non si discute".
Dunque, non è neppure un problema di rispetto di norme antisismiche. È un problema di cemento.
Paolo Clemente è d'accordo. "Purtroppo è così - dice - Quel cemento non era di qualità". Incapace di assorbire e disperdere energia, si è sfarinato come pasta frolla non appena investito da una forza di accelerazione che - spiegano gli addetti - è stata, domenica notte, tutt'altro che irresistibile.
"Un buon cemento - dice l'ingegnere Alessandro Martelli, responsabile della sezione Prevenzione Rischi Naturali dell'Enea, professore di Scienza delle costruzioni in zona sismica all'università di Ferrara - deve essere in grado di sostenere un carico che oscilli almeno tra i 250 e i 300 chilogrammi per centimetro quadrato. Questa è la regola che dovrebbe valere anche per edifici non proprio recenti. Diciamo dal '70 in poi". "Normalmente, i cattivi costruttori utilizzano sabbia di mare. Costa niente, rispetto alla sabbia da cava. Il problema è che, oltre alle molte impurità, è piena di cloruro di sodio. E quei cloruri, con il tempo, si mangiano il ferro. I margini di guadagno sono alti. Diciamo che fatto 100 il costo della costruzione, chi gioca con la qualità del cemento arriva a guadagnare fino a 50, 60. Chi costruisce a regola d'arte è al 30"
(fonte: http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/sisma-aquila-3/sabbia
/sabbia.html)
C'era quindi più malta nei suoi pilastri o c'era più ghiaia o c'era più sabbia?
La Procura dell'Aquila ha deciso di aprire un'inchiesta. Emergono elementi che fanno pensare all'uso di cemento impastato con sabbia marina, di ferri non a norma.
Con occhio attento, scrutando tra le macerie, si può infatti notare come affiorano "staffe" metalliche in fila sui pilastri, mezzo metro lontane una dall'altra e ci sono ferri lisci che dovrebbero essere zigriniati. Inoltre, molte travi non sembrano essere alla distanza giusta, e alcuni pilastri hanno dimensioni di 30 centimetri per 60 e non di 80 centimetri per 80.

Altro problema sta nel piano regolatore della città.

Approvato nel 1979 ma iniziato nel 1972 pare abbia permesso la costruzione di edifici, in zone in cui edificare non era raccomandabile.
Fuori dalle mura antiche c'erano solo orti, sotto c'era il fiume. E proprio lì sono state innalzate numerose costruzioni. Una delle cause di questa tragedia può quindi ricercarsi nell'errata valutazione del terreno dove la città nuova doveva sorgere. L'hanno semplicemente progettata nel posto sbagliato.
Forse in alcune zone era meglio continuare con la coltivazione di patate, piuttosto che erigervi edifici insicuri e traballanti.
"Dopo un esame di tutti i materiali si capirà come e perché il terremoto ha travolto certi palazzi in certi quartieri e ha lasciato altri intatti", prevede l'architetto Perrotti. Le macerie dell'Aquila saranno i corpi di reato di questa tragedia.

Altro caso è quello dell'ospedale di Coppito. Inaugurato nel 2000 da Rosi Bindi, l'opera ha un concetto base rivoluzionario: costruire una struttura ospedaliera che si estendesse in larghezza senza crescere in altezza. Naturalmente tutto era stato costruito con criteri antisismici.
Naturalmente.

I tecnici della protezione civile, dopo essere entrati all’interno del San Salvatore, hanno riscontrato danni irrimediabili in buona parte dell'edificio Due. E’ il cuore della struttura ed anche la sua parte più moderna e tecnologica, edificata tra il 2001 e il 2003 a seguito di un’intricata rete di lotti, subappalti, finanziamenti e varianti cominciata nel lontano 1968.
La costruzione dell'ospedale fu poi cominciata nel '72 da un'impresa pugliese che, dopo poco tempo fallì. Le opere ripresero nel '91 quando ad aggiudicarsi l'appalto per il completamento fu un consorzio guidato da Cogefar-Impresit. Importo: 78 miliardi per gli arredi e le attrezzature mediche; altri 23 per le strutture. La gara venne contestata da un'impresa esclusa, che con un esposto diede il via all'inchiesta della magistratura dell'Aquila. Furono iscritte nel registro de­gli indagati 19 persone per abuso d'ufficio, falso e turbativa d'asta. A finire nei guai l'intero ex comitato di gestione della Usl, un gruppo di tecnici che avevano avuto a che fare con l'appalto, compreso il progettista Gaspare Squadrilli, ed Enzo Papi. Ma gli investigatori non riuscirono a trovare «fatti penalmente rilevanti» e a novembre '93 il sostituto procuratore Fabrizio Tragnone chiese e ottenne l'archiviazione. Ma bisognerà ancora aspettare molto prima che l'ospedale entri in funzione.

Ogni lotto dell'ospedale sembra si stato collaudato, prima di renderlo operativo. Ogni controllo risulta, ovviamente, passato. E i controlli per gli ospedali sono severissimi. O almeno dovrebbero esserlo.
La parte che sta peggio è stata la prima ad essere inaugurata, sono i laboratori, poi la farmacia e il gruppo chirurgico. Già, il gruppo chirurgico. Le sale operatorie, dovevano essere il cuore magnifico della struttura ma ora fanno parte dell'area considerata inagibile.
Non si tira indietro Marzetti, manger dell'ospedale, quando si parla di danni: «Non ce li aspettavamo, questo è sicuro, io non sono un tecnico, ma dico che si tratta di una cosa veramente inattesa. E di cui ci siamo resi completamente conto alle prime luci dell'alba.

Sembra tutto inatteso quindi, inaspettato. Ma sarà poi così? Quando si è costruito si era consapevoli di quello che si stava facendo?

La Procura dell'Aquila ha deciso di aprire un'inchiesta sui crolli di alcuni edifici in seguito al terremoto.
Il procuratore capo, Alfredo Rossini ha detto che verrà fatta chiarezza. Sono partite le prime perizie per capire cosa è davvero accaduto di fronte a un sisma di portata decisamente "moderata" rispetto ad altri che colpiscono altre parti del mondo.

Io da abruzzese posso solo sperare che chi ha colpe paghi. Paghi amaramente.
Ma sarà poi possibile?
O assisteremo al solito teatrino, in cui la magistratura ripeterà percorsi già noti e visti?
Apertura di fascicoli, anni di perizie contro perizie e superperizie.
Processi e condanne di primo grado? Speriamo di si, ma forse no.
Stando ai vecchi copioni all'italiana se le condanne ci saranno, verranno annullate dagli appelli, che saranno bocciati con obbligo di rifare i processi.
Al traguardo della Cassazione, dopo decenni, usciranno confermate le assoluzioni oppure o scatteranno le prescrizioni.
Assisteremo all'indifferenza dei colpevoli e alla rabbia dei parenti, nel frattempo ingrigiti.
Qualcuno griderà alla giustizia negata e calpestata.

Non so cosa aspettarmi.
Ma so cosa voglio e cosa non voglio.
Voglio che la ricostruzione venga fatta in maniera seria ed organizzata.
Non voglio che ci siano speculazioni e che qualcuno mangi ancora ed ancora su quanto già mangiato.
Non voglio sentire ancora parlare di ruberie, corruzioni, mazzette e scandali.
Non voglio che quel qualcuno ripeta errori che già sono costati centinaia di vite.

Non voglio che ancora una volta il terremoto diventi un buon affare per qualcuno.





venerdì 10 aprile 2009

..racconti periferici da un terremoto.

Torno in Abruzzo in una bella giornata di sole, sulle montagne
Pubblica post
attorno a l’Aquila c’è tanta neve. Il Corno Grande, cima più alta del Gran Sasso, svetta silenzioso sulla città. Se fosse stato un giorno come gli altri, mi sarebbe scappato un sorriso nel rivedere quelle belle montagne imbiancate e pensando al weekend a casa, leggendo un bel libro e lavorando un po’ il legno. Poi però la realtà torna subito a prendermi a schiaffi in faccia. A Coppito incontro già le prime file di camion e intravedo qualche tenda. Si passa a fatica con la macchina, e bisogna dare la precedenza alle ambulanze che fanno su e giù. Lungo la via della Mausonia, vedo già le prime case crollate, ai lati della strada. Al bivio di Bazzano c’è una grande tendopoli e sono tentato di fermarmi. Lì c’è uno dei miei più cari amici, Francesco, e mi piacerebbe fermarmi a sapere come sta, ma il caos e tale che decido di proseguire per non intralciare le operazioni. San Gregorio, Poggio Picenze, Castelnuovo: ogni paese che incontro ha case diroccate o crollate. A Castelnuovo in particolare, lungo la strada, vedo “la cabina”, un bar ristorante in cui spesso ci siamo fermati per una birra con gli amici. Dentro era sempre pieno di ragazzi che giocavano a carte, freccette o bevevano qualche birra. Quando ci torneranno ancora?

I segni del terremoto si fanno poi sempre meno evidenti, man mano che mi avvicino a Capestrano. Con sollievo vedo che danni non ce ne sono. Solo la chiesa e qualche casa in piazza sono danneggiate seriamente. Tutte cmq ancora in piedi. Stanno tutti bene qui, e questo mi basta.

Vengo a sapere che al mio paese hanno allestito una sorta di cucina da campo, nel piazzale dove da anni ormai si svolge la Sagra. Sono molti quelli che hanno deciso di trascorrere la notte lì, per stare in compagnia e passare qualche ora scaldati da un bicchiere di vino o da qualche stufetta elettrica. Altri preferiscono dormire fuori casa, nelle auto. Da noi fortunatamente danni non ce ne sono stati e stiamo tutti bene, ma la paura è tanta. In un piccolo spiazzo dietro le cucine ci sono le tende da montare. Diamo tutti una mano ed in poche ore una piccola tendopoli è pronta ad accogliere chi non se la sente di restare a casa o chi è solo. Apparentemente sembra ci sia un clima disteso, ma è solo un velo superficiale che serve a nascondere una profonda paura e un senso di ansia. Non si vede, ma si percepisce andando in piazza, entrando nei negozi.
A lavoro terminato ci beviamo tutti una birra fresca, e esorcizziamo al paura con un brindisi.
Sono contento di vedere tra noi Marco e Leandro, due dei miei migliori amici, che quella notte a l’Aquila c’erano e per fortuna sono ancora qui per raccontarlo.

Guardo il cielo, e ci sono una marea di stelle e una luna bellissima. Tirando un lungo sospiro spero che tutto vada per il meglio e che quest’incubo finisca presto. Tornando alle nostre case, ridiamo e scherziamo ma si vede che siamo tesi.

...poi alle tre una nuova scossa mi sveglia, ho il cuore che pompa a mille. Ancora paura, tanta. Capisco che la situazione è insostenibile. Lo leggo nel viso dei miei famigliari. Io la notte di domenica e lunedi non c'ero, e se io ora sono spaventato posso solo immaginare come si sentano loro.

E' una situazione psicologicamente devastante. Dalla calma si passa alla paura e al panico in pochi secondi. Quando credevi che forse era la volta buona...ecco che arriva il boato da lontano e tutto trema. E di nuovo tutti fuori. Di nuovo tutti in macchina con le coperte e la paura. C'è chi ci ha fatto l'abitudine, chi ci convive. Ma c'è chi non dorme da due giorni, da tre.

Quando succedono queste cose è inutile anche pensare. Non serve. Non aiuta. Se pensi che è tutto finito, poi ricomincia. Bisogna solo aspettare.

Tanto, peggio di così non può andare.

lunedì 6 aprile 2009

Lutto

Oggi è un giorno di lutto per l'Abruzzo, la mia regione. Un terremoto violentissimo ha distrutto la città dell'Aquila e tanti dei piccoli paesi che le fanno da contorno. Non sembrava possibile potesse accadere una cosa del genere. Davvero, è fuori di ogni immaginazione. Guardo in tv le strade, le piazze e i palazzi tra i quali ho passato molti anni della mia vita e mi sale il magone. Come se i ricordi di tanti anni, le memorie di tanti giorni di scuola e di serate a bere al bar fossero un mucchio di calcinacci polverosi. Penso ai miei amici: Marco e tutta la compagni dei Rockers, i vecchi compagni di scuola a cui voglio ancora bene. I telefoni purtroppo non vanno, ed è difficile contattarli. Per fortuna che c'è facebook, c'è internet, così riesco ad avere notizie un pò di tutti e mi rassicuro.

Ora però mi chiedo. cosa succederà dopo? Un sisma come questo lascerà dietro di se tonnellate di macerie, centinaia di morti e tanta tristezza. Purtroppo anche un mare di sciocche ed inutili polemiche. Ma tralasciando questo aspetto, caratteristico del nostro paese, mi chiedo: cosa succederà quando sarà ora di ricostruire? Arriveranno i soldi? E se arriveranno, verranno davvero impiegati o spariranno in un buco nero come per l'Irpinia e Colfiortio?

Auspico per la mia regione e per le persone colpite da questo dramma, una sorte migliore di quella capitata alle persone coinvolte nei drammatici eventi passati. In Italia spesso commettiamo gli stessi errori. Credo che sia ora di smetterla. Per favore. Fatelo per chi ha perso la vita questa notte.